La città romana
Gubbio, neutrale nella guerra
tra Roma e i Sanniti conclusasi nel 295 a.C. con la battaglia del Sentino (Sassoferrato),
in seguito strinse alleanza con Roma e prese il nome di IGUVIUM, divenuto nel
medioevo EUGUBIUM.
Nel 168 a.C. tenne in custodia Genzio, re dell'Illiria (parte occidentale
della penisola Balcanica) che fatto prigioniero dai romani, qui morì e fu
sepolto nel Mausoleo.
Nel 82 a.C. Gubbio divenne municipio romano, la città fu molto fiorente negli
ultimi anni della repubblica e nei primi secoli dell'impero. Molte sono ancora
le testimonianze di quel periodo come il Teatro
Romano, costruito a metà del primo secolo a.C. e restaurato nel
secolo successivo. Quindi la Gubbio romana era costruita più in basso, verso la
pianura.
La bufera delle invasioni barbariche
Dopo la caduta dell'impero
romano, Gubbio subì gravi danni durante le invasioni barbariche: fu presa e
distrutta da Totila, re degli Ostrogoti, che poi fu sconfitto dall'esercito
Bizantino, guidato da Narsete, nel 552 d.C. nella battaglia di Tagina (Gualdo
Tadino). Gubbio risorse però assai presto, grazie anche al consistente aiuto
di Narsete.
Durante l'invasione dei Longobardi (568), Gubbio rimase sotto il governo
bizantino di Ravenna fino al 772, quando fu occupata dal loro re: Desiderio.
Ma nel 917 d.C. venne totalmente distrutta dagli Ungari.
Gubbio nel Medioevo: il libero Comune
Terminato il periodo delle
invasioni barbariche, nella prima metà del 1100, EUGUBIUM ridiventava
nuovamente una "città stato" e veniva ricostruita sul luogo
attuale, per opera specialmente del suo vescovo Ubaldo
Baldassini, mentre precedentemente era situata più in basso,
intorno al teatro romano.
In quegli anni appaiono le prime cariche comunali come i consoli, il capitano
del popolo e il podestà.
Divenne infatti, presto, libero comune, prima guelfo, poi ghibellino e quindi
favorito come tale dagli imperatori a cominciare da Federico Barbarossa, che le
concesse numerosi e importanti privilegi. In seguito divenne definitivamente
guelfa.
In questo tempo sostenne dure lotte con le città vicine.
Nel 1151 ben 11
città si allearono contro di Lei, ma Gubbio sbaragliò tutti i
suoi avversari con una vittoria tale, che parve miracolosa per l'intervento del
vescovo S. Ubaldo.
Nella seconda metà del 1100, la città fu ampliata verso il monte e là
sorgeranno gli edifici pubblici, simboli delle istituzioni cittadine, come la Cattedrale
e il Palazzo
del Comune (collocato sul luogo ove più tardi sorgerà il
Palazzo Ducale).
Ma le lotte non cessarono: specialmente lunghe e dure furono quelle con Perugia.
Tuttavia Gubbio raggiunse in quel tempo una grande floridezza e potenza (circa
50.000 abitanti) infatti nella seconda metà del 1200 sorsero palazzi come
quello del Capitano
del Popolo e le chiese di S.Francesco,
S.Domenico, S.Agostino,
S.Giovanni,
la quale rappresentava il centro di un impianto urbanistico a croce che, di
fatto, divideva la città in quattro quartieri: S. Andrea, S. Pietro, S.
Giuliano e S. Martino.
Dello stesso periodo sono l'ampliamento delle Mura della città (verso la
pianura) e la costruzione dell' Acquedotto
(del Bottaccione).
All'inizio del 1300, oltre alla nuova
Cattedrale (edificata sul luogo della precedente, risultata
piccola e insufficiente), alla Chiesa
di S. Maria dei Laici (dei Bianchi) con annesso ospedale e al Palazzo
del Bargello furono costruiti i grandiosi edifici pubblici e
privati che ancora oggi testimoniano la sua grandezza e la sua importanza.
Infatti nel 1321 venne decisa la costruzione del complesso monumentale
rappresentato dal Palazzo
del Popolo (dei Consoli), del Palazzo
del Podestà e della Piazza
Pensile in un punto di separazione tra i quattro quartieri. Si
realizzò così un centro direzionale che non era inserito in alcun quartiere
specifico, bensì li toccava tutti.
Nel 1338, anno dell'inaugurazione del Palazzo dei Consoli, viene pubblicato il nuovo
Statuto del Comune con il quale si assicura a quasi tutti i
cittadini i diritti politici. La città è governata da due magistrature
cittadine (i Consoli e il Consiglio Generale) e da due magistrati provenienti da
altre città (il Podestà e il Capitano del Popolo).
I Consoli sono i veri detentori del potere. Essi vengono scelti, in numero di
due per quartiere, tra gli abitanti appartenenti alla classe popolare, devono
avere un'età minima di 30 anni, e dimostrare fedeltà al partito guelfo. Essi
si succedono, in coppia, ogni due mesi al governo della città.
I Consoli hanno un potere politico enorme, ma non possono spendere il denaro
pubblico senza la delibera del Consiglio Generale.
Il Consiglio Generale esercita il potere legislativo, è formato dai consiglieri
del popolo (50 per quartiere) e dai rappresentanti delle famiglie più ricche
(40 per quartiere), dura in carica sei mesi.
Il Podestà viene da un'altra città, i suoi compiti sono giudiziari e
amministrativi. Dura in carica sei mesi.
Il Capitano del Popolo, anch'egli forestiero, oltre a poteri giudiziari e
amministrativi ha anche poteri politici. Egli, in quanto rappresentante del
popolo, può convocare il Consiglio Generale.
La prima metà del 1300 fu anche il periodo del grande sviluppo delle Confraternite
e delle Corporazioni
delle arti e dei mestieri. Tali Corporazioni, ne esistevano
diciassette, riunivano in associazione tutti coloro che svolgevano lo stesso
mestiere ed arte, erano regolate da precisi statuti, svolgevano un grande ruolo
di socializzazione tra gli iscritti, offrivano anche garanzie economiche in
momenti difficili, quali malattie e disoccupazione. I Capitani delle arti
partecipavano anche all'elezione dei magistrati della città.
Gubbio nel Ducato di Urbino
Nel 1350 Giovanni Gabrielli
divenne, con un colpo di mano, signore di Gubbio, ma nel 1354 cedeva la città
al Cardinale Albornoz, incaricato dal Papa di mettere ordine nei possedimenti
pontifici.
Dopo un lungo periodo di lotte e di rivoluzioni, in seguito alle quali Gubbio
perdeva e riacquistava la sua indipendenza, finalmente la città impoverita e
stremata di forze, si sottrae al dominio sia della Chiesa che dei Gabrielli, e
nel 1384 si consegnò ai Montefeltro, conti di Urbino.
Terminarono così le lotte, e la città poté godere di un lungo periodo di
pace e di tranquillità, e di conseguente benessere. Ma il libero comune di
Gubbio cessò di esistere.
La Signoria di Montefeltro durò fino al 1508, quando estintasi la famiglia,
passò, per linea femminile, ai Della Rovere.
Finalmente, nel 1631, alla morte di Francesco Maria II, ultimo duca di Urbino,
per mancanza di successione, Gubbio passò alla Chiesa.
Durante i 247 anni della Signoria di Urbino, Gubbio si arricchì del Palazzo
Ducale fatto costruire, di fronte alla Cattedrale, dal Duca
Federico di Montefeltro dal 1470 al 1474. Il palazzo ingloba totalmente le
strutture dell'antico "Palazzo del Comune", segno dell'affermazione di
una diversa concezione della città, all'interno della quale veniva
progressivamente smantellata l'autonomia e l'autorità delle magistrature
comunali.
Il Duca
Federico II di Montefeltro era nato a Gubbio nel 1422, figlio
naturale del conte Guidantonio di Montefeltro e Elisabetta degli Accomandugi,
padroni del Castello
di Petroia.
Di questa sua origine eugubina il Duca Federico si ricordò sempre: amò Gubbio
e la considerò sua patria e la fece seconda capitale del suo Ducato. A Gubbio
furono celebrate le sue nozze con Gentile Brancaleoni nel 1437 e sempre a Gubbio
furono celebrati, nella chiesa
di S. Francesco, i funerali di stato nel 1482.
Oltre il Palazzo ducale, nel tempo di appartenenza al Ducato di Urbino, a Gubbio
fu costruita la Loggia
dei Tiratori nel 1603 e la chiesa di S.
Maria della Piaggiola nel 1624.
Gubbio nello Stato Pontificio
Gubbio dal 1631 fece parte dello
Stato Pontificio fino al 1860, quando fu annessa al Regno d'Italia; salvo la
breve parentesi napoleonica (1798-1814).
Durante il dominio dello Stato della Chiesa, soprattutto a partire dal 1730,
si avvertì l'eco della politica riformista intrapresa da Papa Clemente XII e
notevole è stato lo sviluppo architettonico della città.
Sono stati costruiti diversi palazzi da parte di famiglie patrizie, diverse le
opere di restauro e di pavimentazione delle strade. Si registra anche la
costruzione di importanti opere pubbliche e religiose come l'Ospedale
Maggiore in piazza del mercato (oggi piazza 40
martiri), il Palazzo
Vescovile, il Palazzo
delle Orfanelle, il Seminario,
la Chiesa
della Madonna del Prato, della Chiesa
di S. Benedetto e il Teatro
Comunale.
Anche nell'ottocento seguirono tali iniziative architettoniche: venne demolito
il porticato che collegava in Piazza Grande il Palazzo dei Consoli e il Palazzo
del Podestà, lungo il margine della piazza pensile. Sull'altro lato, le case di
Ranghiasci vennero unificate da un'unica facciata di derivazione neoclassica